1570-11-04
[fol. 333r]
Illustre signore.
Le nozze sono differite per sino al fine di questo, et forse per sino a quello dell'altro, portando cosi i casi humani, per la varieta delle cose; come di malatia, qual è stata quella della reina, et della difficoltà di trovar denari, essendo eshausto l'erario publico, et tantosto quello de privati, seranno nozze fredde, et in luogo selvag-
gio, et vi si va, come di costume e con furia et disordine spendendosi piu-
tossto da poco giudicio, che da galanthuomini. Ma pure vi si va et sta fer-
ma la voce per il fine di questo. Il re, partirà lunedi per un luogo di piacere, dove starà 10 di, poi à Mesieres, per trovar la sposa et cosi quel vivo furor d'animo, potria rimettersi, in questa prova della moglie il che seria bene per lui, et per tutti. Non si intende altro, delli nemici, se non che stanno sul aviso, in punto, et ben provisti; et la roscella è, un parigi, di frequenza, et richezze, di quelle genti, ivi l'ammiraglio, pensava di maritare la sua figliuola, à Monsignor di Thelligny giovine di molta prudenza, et di buon cuore. et che a questi di lo ha mostrato bene; havendo egli detto nella anticamera del re, che se non se li fermava, quanto havevano promesso i prencipi; et consiglieri di sua maestà, che haveva buone sperone, et lancia per un'altra volta far suo dovere in servitio della republica; et che la fede non doveva essere in alcun modo violata la religione se voleva la quiete publica poiche gli ughinotti non serian mai,i primi a romperla,ne a turbare la pace. La reina, è stata piu in pericolo di dover haver gran male, che l'habbia parte con arte, incredibil quantità di materia, et tutta cholerica, contro la complessione, et forma del vivere suo i tal che senza questa vacatio-
ne, alle bonache che ha patito, et varij accidenti, se ne seria tornata in malissimo termine, hora sta bene, ma soggetta al catarrho, per l'età, et per i fastidii gli ughinotti non vorriano altro che la morte di lei, perche go-
vernariano piu liberamente le cose. La moglie di Monsignor di Carno-
valetto, governatore di Monsignore, si dispera, essendole stato rubato tutte le gioie sue, per il valore di ben 20 milla scudi, ma hor hora il ladro vien d'esser preso, che è un paggio del re, il quale stava in casa detto carnovaletto, per esser un de primi scudieri, o cavallerissi di sua maestà che nodrisce paggi. di forte che si puo dire, nec sospes ab sospite futurus. Ogniuno qui grida la guerra in fiandra, et la desidera, et gia sono alcuni che sotto pretesto di mescanta, sono iti in fiandra, ricevendo le fortezze, i luoghi, et pratticando huomini, cosi da paesani, come da soldati, per farne poi rapporto a questi di qua, il che non vien gia dalla loro maesta, ma da alcuni potenti inquieti, i quali vor-
riano, la roina, di chi, è stato spettatore delle nostre fortune; et si sono portati
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dissegni delle cittadelle di la e sopra de quali, in certi luoghi da alcuni huo-
mini prattichi di guerra, si fanno discorsi, et si truovano modi, di espugnarle, il che, se bene non offende gli spagnuoli, si scuopre però, la mala volontà di costoro, in cercando quello, che non e giusto. Del resto si vive, come per lo innanzi, il re vorria vendere, cinquanta segretariati, per fare 200000 franchi, ma non si trova, che gli dica, cotanto sono stesse le cose di qua. mi raccomando a Vostra Signoria, la quale prego, à tenermi in sua buona gratia, et in quella del gran Duca. assicurandola, che non ha servitore, piu di me divoto in queste parti di parise il iiij di Novem.re del lxx
Di Vostra Signoria Illustre
Servitor Vincenzo da Castello.
Post scriptum
le compagnie, che andavano in piemōte, sono restate in Delphino, temendosi che ivi non cominciate principio di guerra, essendovi ughonotti assai forti, oltre ciò, per non esservi denari, da pagarle; senza gli quali, non vogli-
ono marciare; il presidente Monfort, mandato dal duca di savoia, a questa corte, per vedere se, in questa necessità de denari, potesse ricuperare le terre del piemonte, dandole cinque, overo sei cento mille scudi, in prestanza, in dono, o in orgni altra maniera, non ha ottenuto niente, et la reina non vuol dar orecchia a queste cose, se bene e nella povertà sino alli occhi, poiche niun re, fu mai posto priggion per debiti. Vero, e, che il detto presidente, dice essere mandato qui ad altro fine, ma che udito l'ha parlar alla reinaprivatamente ha raccolto questo; che non si sa per ogni luogo.
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Il Duca di Nevers, va migliorando della gamba, alla quale pati dome-
nica passata, andando a torre il giubil alla chiesa de cordellieri, una gran storta, simile a quella c hebbe gia un mese nel cocchio, et questa, per colpa di chi lo protava in sedia, di sorte che, questo signore, serà per un pezzo valetudinario. Ghisa sta bene, et attende alli piaceri. Il cardinal di loreno, è ito a Rems, suo arcivescovato per ricevere ivi la reina, quando venirà, la quale vera fia avertita da la madre di Momoransi, come si debba portare con quella famiglia. Il Duca di loreno è qui grasso et grosso, et amatore delle feste, et delli piaceri. Il re attende alle caccie, et per colpa della licenza intro-
dotta dalla calamita della guerra civile, qualche volte, al bestemiare Di et notte, la reina è, con madama di loreno, suo idolo in quel sesso et non si satia mai della sua presenza, ne delle sue parole.