1570-09-11
[fol. 3r]
D'ogni tempo mi seria parso mancare, Serenissimo Signore al debito di quella
riverente affetione, con la quale gia tre anni sono, cominciai per elettione
ad abbracciare il servitio di Vostra Altezza, se io non mi fussi forzato di far conoscere
al suo ambasciator di qua, (poichè a lei altrimente non potevo) L'ardente
desiderio che porto di vivere et morir servendola; et insieme i modi che
si tengono dalli emuli di Vostra Serenità per opporsi alla sua grandezza;
Ma tanto maggiormente, havrei creduto di mancar hora, quanto che nata
occasione, da me molto prima conosciuta, à questi medesimi di far quello
che gia gran tempo havevano in animo, havevo giusta caua di mos-
trarmi quello appunto, che desidero esser conosciuto da Vostra Altezza cioe sviscerato
et devoto servidor suo. Percioche dovendosi fare una processio-
ne generale, alla quale tutti gli Ambasciatori intervenivano, gli
avversarij, dirò nostri, convocati molti soldati et altri della fattione,
havevano disdegnato trovarsivi per scaricarsi di quell'affronto il
quale, per loro d'haver ricevuto gia doi anni, nel conspetto di tutta
la corte, dal Ambasciatore di Vostra Altezza piu tosto che per far novo tumulto;
Ma, tra la prudenza della Reina, che à questo si oppose, et tra le pro-
visioni, che si erano fatte in contrario, havendone io avvertito l'ambasci-
atore, per le spie, che me lo rifferivano, la cosa è passata senza strepi-
to, essendo ciescuna delle parti, restata a casa soa, Il che, se bene
son sicuro, che Vostra Altezza intenderà, per lettere d'altri, tuttavia mi è parso
di doverglielo scrivere anch'io, come quello, che al fatto mi dovevo
trovare, con qualche compagnia, affine che pensando ella, et col suo pru-
dentissimo giuditio discorrendo, quello che puo nascere d'inconveniente
et che averra al fin fine, si proveda al rimedio, et se ne pigli la risolu-
tione, la quale da Vostra Altezza è necessario che venga. Percioche, ingrossandosi
qui, ogni di molto la parte contraria, di favore, di huomini et di appoggi,
pare, che ella non voglia in alcun modo perder la pugna/ et tanto
piu, che un huomo di molta accortezza, et versato in simili prattiche
potentissimo nella corte, governa tutti i favori, della parte avversa,
[fol. 3v]
facendo testa alle forze nostre, non tanto, per che egli paia nochiero
di questa nave di Francia, che fluttua, ma perche havendo altra mira
che la querela di Vostra Altezza dissegna rompere, et abbattere i pensieri et
maneggi di pesona, vie piu grande d'un pezzo di sui, la quale
per legge di Natura, per benefitio ricevuto in varij tempi, da Vostra Altezza
et segnalatissimo, et per necessità, abbraccia con l'animo la causa
lei, sicome in qualche ragionamento, fatto con persone confidenti,
si ha potuto conoscere. Et se ella potesse senza pregiuditio delle
cose di Francia, mostrarsene piu grata, io son certo che lo faria. Ma
la calamità dei tempi, la conditione di questi huomini, et la poco sta fede della corte,
non permettono che si passi piu inánzi alla scoperta.
Ha Vostra Altezza fautori della causa sua la Reina/ et Montmoransy, si
me si dice per ogniuno, et questi nelli uffitij d'amorevolezza,
ardentissimo, sapendo egli, che non è, piu ricco thesoro al mondo à cias-
cuno, che un gran numero d'amici; et però trovandosi con auttorità
con imperio, et con grandissimo appoggio di amici, et parenti, al fianco
di cosi benigno vento di fortuna, governa le cose sue, et resiste so-
lo à primi signori di Francia, grato al Re, et accetto molto a Monsignore
però favoreggiando altri, conferma la sua potenza et quella de suoi
senza incommodo, et iattura delle sue fortune. Delli altri di corte
io non conosco persona che c'ami, non escludendo anche gli Italiani
percioche, chi sbandito delli stati, et vie piu dalla gratia di Vostra Altezza
chi soiggetto, alla parte avversa, chi pendendo da quella per adheren-
za, et parentado, et chi pratticato con artificij di corte, et con
lusinghe di donne, ogni altra cosa desidera che la grandezza di Lei
la quale essendo sospetta, et odiosa a molti, massime a piu vicini
fa loro credere, che Vostra Altezza non contenta della sola Thoscana, aspiri
a maggior fortuna, et imperio, sapendo ella, benissimo conoscere il tempo
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et secondo quello operare. È bisogno dunque à mio giuditio, che da Vostra Altezza
si pensi bene a questo fatto, percioche nascendo assai spesso alli am-
basciatori, di trovarsi insieme publicamente, et usando l'avversario,
di andarsi in punto, et con buona scorta, non si potrà fare, che un
giorno, al dispetto delli capi, non si venga alle mani, dove comin-
ciatio, ad accendersi il fuoco, converrà per forza, che infiammi, et
questi di qua, et quelli de la de monti. et cosi impudentemente
la fortuna, verrà a terminare una lite, per rinovare un'altra mag-
giore, cosa che io so essere alienissima, dalla mente di Vostra Altezza et allo
stabilimento delle cose sue, le quali, non con la violenza, o, con l'ani-
ma con la quiete, col giuditio, et col valersi delle occasioni, si
hanno à confermare, per lasciarle a posteri, nella grandezza,
che sono, et col modo di poterle godere quietamente, et aumentarle
etiandio; A me pare, che postosi fine à questo, Vostra Altezza habbia levato
via, una gran difficoltà, Percioche havendo ella, et con ragione, il
Pontefice per se, et Cesare, che del suo aiuto haverà sempre bisogno
piu grato che non si pensa, et Savoia amico. per esservi lontano,
non so, chi altro resti, che de suoi non sia, salvo quelle ombre,
di vane et apparenti Republiche vicine; Aggiongesi che il Re,
col fratello et la Reina madre, in varij ragionamenti, che di Vostra Altezza
occorrono, l'honorano sempre col titolo di Gran Duca mio Cugino.
cosa che consuma di gelosia, qualcheduno presente; et io sapendo
quanto importi alle cose di Vostra Serenità l'amicitia et benevoglienza di
savoia, anchor che non vi sia continuità de stati, mi son sempre
forzato, nelle lettere scritte da me al signor concinno, sotto nome di
Vincenzo da Castello, includervi qualche particolare, non saputo cosi
per ognuno, delle cose pertinenti allo stato del Duca, accioche
Vostra Altezza scrivendole, se lo obligasse con simili ufficij avisandolo, mas-
sime, che di qualche trattato, nelle terre di Piemonte le scrivevo;
giorno, al dispetto delli capi, non si venga alle mani, dove comin-
ciatio, ad accendersi il fuoco, converrà per forza, che infiammi, et
questi di qua, et quelli de la de monti. et cosi impudentemente
la fortuna, verrà a terminare una lite, per rinovare un'altra mag-
giore, cosa che io so essere alienissima, dalla mente di Vostra Altezza et allo
stabilimento delle cose sue, le quali, non con la violenza, o, con l'ani-
ma con la quiete, col giuditio, et col valersi delle occasioni, si
hanno à confermare, per lasciarle a posteri, nella grandezza,
che sono, et col modo di poterle godere quietamente, et aumentarle
etiandio; A me pare, che postosi fine à questo, Vostra Altezza habbia levato
via, una gran difficoltà, Percioche havendo ella, et con ragione, il
Pontefice per se, et Cesare, che del suo aiuto haverà sempre bisogno
piu grato che non si pensa, et Savoia amico. per esservi lontano, non vi sia continuità de stati, mi son sempre
forzato, nelle lettere scritte da me al signor concinno, sotto nome di
Vincenzo da Castello, includervi qualche particolare, non saputo cosi
per ognuno, delle cose pertinenti allo stato del Duca, accioche
Vostra Altezza scrivendole, se lo obligasse con simili ufficij avisandolo, mas-
sime, che di qualche trattato, nelle terre di Piemonte le scrivevo;
[fol. 4v]
et di qua, mi trattengo il suo ambasciatore, come huomo che io sia, et servi-
dore di Vostra Altezza nel che se ella vien da me offesa, supplicolo ad accusarne quella
viva affettione, la quale mi mostra la strada, in ogni negotio, che
io pensi pertenessi a lei / il simile faccio con l'Ambasciatore del Re
di Spagna, al quale, se per adesso non piacesse, il nuovo titolo di
Vostra Altezza; non è però per sempre spiacerle; el lo so di buon luogo, on-
de io credo certo, che nel uffitio di Ambasciatore suo residente
qui, qual egli si sia, converrà sempre mai, che alla prudenza
et fedel volonta, habbia congionto l'ardire, tanto più che venendo
(per starvi longo tempo) in corte, il cardinal da este, il potere degl'
avversarij, multiplicherà infinitamente; ne io son mai per conto all'un-
o, per rittirarmi, anzi servendo, et facendo quanto penserò esser
grato, a Vostra Altezza non mi curerò, spendere ogni mio havere, dovendo
restar povero, per essere arrichito della gratia sua, della quale
son ambitiosissimo; sicome d'ogni tempo intenderà da suoi ministri.
Io ho scritto a Vostra Altezza la prima lettera, supplicandola, che le piacesse con-
sentire che ricevessi l'habito di san stefano, et lo ricevessi qui
torno a replicarle, che questo riconoscerò per singolar gratia,
quando, a Vostra Altezza, piacerà commandare al suo ambasciatore che me lo dia
havendolo io, gia gran tempo, se non meritato, almeno ardentemente
desiderato; et io seguendo il mio costume di scriver spesso a Signor
Concinno, (poiche non vorrei, col dir mio offendere l'Altezza
vostra ); o a chi più le piacerà, senza mio nome; non mancherò di ser-
virla sempre. Et se per sorte, vi si trovasse recantatione, overo
stravaganza nelle lettere; non la lettera, ne le cose, ma coloro che le
operano sono da accusarsi; percioche, questa natione, havendo
per costume di senvirsi in tutte le cose, di fervore, et di un'
incredibil velocità, aggiontosi a questa passione naturale, la concon-
[fol. 5r]
ditione dei tempi delle guerre civili, la quale ha cresciuto in lei
la fraude, et l'inconstanza; non è, meraviglia se qui in corte
da piu grandi et potenti, si dica hoggi una cosa, et diman
l'altra, tutto contraria alla prima, et senza tema di vergogna
si passi ogni fatto. Il che fa che coloro, che seco negotiano, non
possono esser mai sicuri, della verità. Et da prencipi stranieri,
cotesto non puo esser creduto, parendo loro sicome è infatto, brutta cosa
et disdicevole in ciescuno, la menzogna, et l'inconstanza.
Torno a replicar, a Vostra Altezza che la Reina è, in tutto per lei, per-
cioche non vi essendo piu persona, familiar sua, che contro Vostra
Serenità l'infiammi, come gia fu, il tempo stesso, et la grandezza
di Vostra Altezza La quale ha calcato la Fortuna, et l'Invidia,
hanno spento ogni furore di mala volontà, et l'hanno ammaestra-
ta, che in fin fine, il suo sangue è, da esser abbracciato, et
che in quel solo, si ha da haver speranza; Vostra Altezza serà servita riverente affetto d'animo, le real mani, la supplicolo
perdonarmi questo mio temerario ardire, di scriverle, nato dal divoto
animo mio verso di lei, la quale prego Dio, che prosperi sempre.
Di Parigi il di XI di Settembre del 70
Di Vostra Serenissima Altezza
humilissimo et devotissimo servidore
Filippo Cavriana