1570-07-29
[fol. 217r]
Signore.
Si maneggia d'havere il contento de prencipi catholici Francesi et la pace, che si concluderà poi, da tutte due le par-
ti, siccome è conclusa tra il re et gli nimici, ma non pubbliccate; et
dimane, ritornano gli deputati dal Amiraglio, resoluti, et sicuri./
Se bene lorena fa del cattivo, et finge l'ammalato, per non venire
al capitolo qui in San Germano, Pure voglia o no, la vi escluderà sul
naso, et haverà pacienza. egli è un strano gambero di mare, et vor-
ria assicurarsi ben bene, ma io temo che, le converrà chiuder l'orec-
chie, et havere pacienza. hieri la reina lo mandò a visitare, et es-
sortarlo a venir da parigi (dove è l'aria cattiva) a San Germano,
che l'ha purgatissima, ma disse di non voler venire, amando meglio,
esser la infermo. che qui dishonorato, perchioche non va trovar buona
questa pace. Molti credeno, che non habbia male, ma che finger lo
sconucciato si tiene per fermo, che egli sia in odio alla corte, per-
cioche pure, che egli sia bandato, con tutti i principi catholici di francia et con certi ambasciatori qui, come spagna, savoia et il papa,
contro il paese di tutti quelli, che vogliono la pace, et quasi capo
d'una parte, sminuisca l'auttorità regia nel terminare le cose suei che par come a dire, una altra seditione, o ribellione; ma la si
rompe; percioche uno se conpensiero venirà dimane, che à guadagnato,
et se ne guadagneranno delli altri, con modi, et con artifici; et se
egli solo, con uno o doi, resta di fuori, non si farà gran caso.
Et aggionge la lettera, che si dice che mandò a varij prencipi, per
impedire il mariaggio della novella del re, accioche guisa suo
nipote la sposasse, la quale ha aaspiaciuto molto, à Monsignore fratello
del Re, dal quale hebbe una schiavina di parole. Ma
guisa sposa fra 15 giorni, la princesse di Portiano, che cosi ha
ordinato il Re et reina, et il cardinale di Guisa le dona un
diamante di valuta di 5 mila Δ d'oro onde, poi che si comincia a
a far nozze una volta qui in corte, et da grandi; credetemi che secō-
do il corso di questa natione, non si penserà piu alla guerra, ma
alla pace di marcone, et a madonna venere. Mamoransi guidò
hieri un Consiglio con Nevers, et hebbero aspre parole, non si sa quello
che riuscirà. Si è concluso che si venda in Piemontedetto sta-
to di Saluzzi, cioe de beni del dominio, per 30 mila Δ per so-
venire alle miserie di quelle quarniggioni le quali ne van per-
dute, et rovinate, non havendo in 20 mesi toccato pur un soldo,
et per schiffare le insidie delli ugonotti, che hanno intelligenza
[fol. 217v]
in Piniruolo, et altri luoghi; et de non se gli provede, son certo che faranno un
di un scorno, à chi ne ha la cura. la contesa de Momoransi, con Nevers
e nata, dalla disputa della precedenza, tra l'uno et l'altro, per la
pereria, della quale, si parlò gia un anno, et per haver Neversdetto
in publico, che se non si soccorreva alle cose di Piemonte, che nascendone
disastro, ne voleva esser libero, et bisognava provedere di chi la de
monti; servandosi la reina sulla necessità, et difficoltà de tempi, Momoransi che ha l'animo impiagato, rirpovò l'opinione di Nevers, mostra -
do che a questo non si poteva sovenire, poi che la francia haveva piu biso-
gno del piemonte, su questo, si parlo molto et tra loro doi si gndo
Don Alfonso da este ha mandato qui il conte Iulio Tassones, per che vo-
le venir in Francia, a starvi un tempo, et costui maneggierà le conditionij
et tratterà della provisione, et caricar che so di resta pensate che farà qualche pas-
saggio, sopra la nova dignità del gran duca, ma in vano, perche la
Reina, non si muta, et fa bene. I corsi gridano il pane, et sono qui
alli pedi del re; et pare che sia nata diffidenza, tra il baron
della guardia general delle galere, et Alfonso corso, figlio di san
piero. Gli principi francesi catholicim dissegnano doppò le nozze
ritirarsi alle cose loro, tamoperam inglorij, et dishonorati; ma una buo-
na chiesa del re, gli ritenerà, massime chi ha la moglie, percio-
che, le donne amano la corte, et galli sunt uxorij. Raccoman-
dovi il fatto della mia mercantia, la quale sta in mancanza pur
vi ricordo, che io sono et serò sempre vostro, servovi questo per
che siete occupato molto in negotij d'importanza. Scrive al gran
Duca Vicenzo da Castello. V. Signoria procuri fauorirlo, che non le in-
crescerà. Il Re va di continuo alla caccia, ne sta quito, et
questa nostra pace, darà spesa a vicini, tema a molti, et da pensare
di dovere essere grandi cose.
Di San Germano, il di 29 Luglio 1570.di V.S. nova
chi ella sa
che se le raccomanda
molto con le cose sue