1570-08-17
[fol. 1r]
Illustrissimo Signor mio et Signor Osservandissimo.
Scirssi a Vostra Signoria di San Girmano, che la pace era
conclusa in segreto, ma non publicata per allhora, in luogo vissero di Francia; et che ristava a nimici. Ma monsignore non possendo
tollerare, che questa terra restasse loro, ha fatto tanto, che se le è li-
vata, et in cambio d'essa, il Re li lascia la Charite in cambio certo
da non spreziarsi; la cagione di questa pace, non è altra che la
necessità estrema nella quale si trova sua Maestà; perciochè, non ha piu mo-
do di trovar danari, senza i quali non si puo far guerra; le città
poi sono stanche; et per la mina grande, et difficoltà del mercantare
et trafficare con altre natione; tanto otiose; che non vi è modo sus-
tintare le spese gravi che occorrono farsi a di per di quando in pagar
presidij, quando in fortificare, et quando in mandare monitioni, et vetto-
vaglie al campo /, oltre che comminciavano à governarsi in maniera di
RP et di communità, poco curando commandamento del Re; et per dire
il tutto, vistosi dalla Reina, che il Re gia posto in età, voleva le co-
se a suo modo, et che alle sue voglie, poco poteva resistere con materne
ammonitioni, et chi li caccie del cervo, non sono cose simiglianti alle guer-
re, alli quali conviene di et notte vegghiarvi, si risolse non possendo altro,
di consentire alla pace; tanto più che li genti nostre, havendo mal usato
della vittoria si fondevano nell'otio, et nelle dilitie di corte, Hor questa
pace, non è approbata dal Ambasciatore Catholico, ne dal Apostolico, parte per
tima del male, il quale puo avenire, alli stati si loro signori, parte perché Loreno, per quanto si ragiona, studiava di mostrare, che la pace di Francia era
per essere una guerra universale, alli catholici in poco tempo. Nondimeno
si publicò in corte da Monsignore, poi dalli Generali, nelli eserciti; ultimamente
in Parigi dal precone per ogni quadrivio della città, et dalli governatori
nelle provincie loro. Gli articoli non si sono publicati, ne si sanno chi da
molto pochi e tuttavia si stampano, ma moderati et corretti d'altra maniera
che l'originale, il quale spero pure di dovere mandare in corto costà,
di mano di Thelligny, uno di deputati delli Hugnonotti. Et poiché tar-
dano tanto ad uscire, diveranno contennere cose, non troppo grate o lodevoli
nel che mi conferma, il sapere che il primo presidente di Parigi ha
inhibito al stampatore, che non gli publichi, sino à tanto che egli non glie-
lo intimi, et vuole insieme che gli stampi, quali esso gli darà in scrit-
to. Ma gli hugnonotti hanno gia mandato copia d'essi, in Germania al Palatino, acciò che vegga, che con reputatione, si è maneggiato l'accordo Nel quale
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sono inclusi questi doi punti principali, per quanto ho udito da huomo prattico
che il Re, piglij in protettione Orange e il conte Ludovico, dandogli provisione
et insieme sia come diffensore, del Palatino, et altri fautori di quella re-
ligione novella, che si paghino gli Raiteri, dandogli 400 mille franchi per
anno, sino che sia bagata la somma di doi millioni di franchi, che serà
un formare l'erario sicuro a nimici, contro la potenza d'ognuno. Oltre
questi, ecci che per doi anni restino a nimici li cionque terre sanserra, cherite, Rosella, Montalbano, cognac, fornite di presidij suoi, ma pa-
gati dal Re; nel qual tempo si è lasciato intendere l'Amiraglio, che
farà cosi rilevato servitio, à sua Maestà che potria, (obligatosoli), ottenerle
per sempre; et in vero, coloro hanno animo, di fare qualche cosa. Ap-
presso, che il Re di dicchiari fautore, et protettore della Reina d'Inghilterra,
et gli beni del cardinale scatiglione, si levino al cardinal Borbone, et
altri che gli hanno, et si diano a certi da essere nominati da sua Maestà
Catholici però; non si levi per ciò, ad esso cardinale la sua Peresia et contea di Beauvoes, et il potere intervenire in consiglio, come dianzi. Che
nelli giudicij delle cause di si piglino tanti catholici, che hugonotti: et
non si accordando questi, si giudichi poi da doi primi presidenti, che
che sieno, et sia irrevocabile la loro sentenza, si ritorna ognuno
nelle sue prime dignità et honori, onde con molto desiderio si aspetta
qui, il gran cancilliere, Michele dell'Hospitale, huomo dotto, et cauto
molto. Le prediche in assemblee in molti luoghi e (eccetuati quelli della
Reina, Monsignore et Monsieur le Duc) si permetteno, in somma sia qua-
si come innāzi. Borbone brava, che non si vorria spogliare delli beni di
Scattiglione, perché vogliono 20 m. Δ.di d'entrata per il manco; havendo
giurato iddio, di mai piu rendergli. Lorena è, fatto malsano, et ognuno
stima che della melancholia, non caschi in una pericolosa infermità. egli
sta in casa, lontano dalla corte, et in odio de suoi medesimi, cosa
che è grande, et da dar materia di parlare. Quando si publicò la pace in
Parigi, si stimava che ne dovesser nascere tumulto grandissimo, ma la
venuta di monsignore acquetò anzi intimidì i seditiosi, dicendo che hav-
ria fatto troncare cinque, overo sei teste per dare esempio alli altri pe-
rò dal precone pubblico accompagnato da 150 birri, si commandò a nome di
sua Maestà che ognuno vivesse quietamente, et in pace senza molestarsi ne in
parole, ne in fatti, ne rinfacciarsi cosa alcuna, o inverstigare della vita
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o coscienza, l'uno dell'altro, cotale fu la publicatione della pace; et la
notte seguente, l'Amiraglio, con Mongomery, et il Vidamo di ciartres furo-
no tolti giù dalle forche, li quali poi a mezzo di, furono del tutto
spiantate della piazza, sua Maestà ritiene 4000 svizzeri per sua guardi-
a, che così è convenuto con gli deputati; et cassa numero infinito de
gente di piedi, et di cavallo rittirando a certo numero, le compagnie del-
li huomini d'arme, li quali non havran̍o guarniggione, si non in luoghi
diputati a confini, ne questo tutte ma quelle, che hanno forastieri molti; Nemors
sen va in Savoia a casa sua, Nevers vuol ritirarsi, stoppiato, et in-
fermo molto, il che, si farà etiamdio da molti altri Prencipi et signori onde restarà il cam-
po libero a Momoransy, di confermare la sua potentia, la quale, à imita-
tione del padre va crescendo molto; tanto piu che Ghisa Giovine, col
Marchese suo fratello, senza il consiglio del zio loro, non potrà resistere
alle mosse di colui, il quale è amato dal Re, et studia con la solleci-
tudine di trovarsi, sempre che può con Monsignore, di farsi amare etiamdio
da questi onde Loreno brava, et preme. il quale (per quanto si ragiona)
non havendo potuto impedire la pace, cerca d'impedire l'essecutione d'essa,
in molte cose; onde si vede movimento grandissimo della fortuna,
alzando et bassando, hor questi, hora quelli / Si ragiona di
partirsi tosto di qui, per andar a ecoan et sciantilli, luoghi del maresciale
di Mamoransi, dove verrà l'Amiraglio a far reverenza al Re, per
il parere di molti savij, et sì il Renon vi andasse, non verrà
in corter dio sa quando. Nel resto, si pensa alle nozze, alle danze,
et alli tornei; et si cassano capitani senza fine, cotale e lo stato delle cose di qua / La parte di Ghisa pare abbattuta et abbattuta
in modo che non si può di più. Mamoransi trionfa, et si fa amare
da ciescuno, gratificandosi et obligandosi ogni persona, anchorche minima; parendogli, che poi che la fortuna ha cominciato a ributtare
Ghisa, con questa pace fattagli sul naso, non gli resti altro da fare
che confermarsi in auttorità. Con l'amicitia di molti, Monsignore
era un poco indisposto, et mi pare melancholico alquanto, ma attende
però alli negotiij, con molto giudicio; è, l'idolo della Reina, et il suo
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Achille, nel quale si vidi ch'ella si compiace infinitamente. Gli hugonotti
poi fanno quin, di molti discorsi ma difficili a riuscire; stimo che
con questa longhezza, haverò offeso gli occhi, e le orecchie di Vostra Signoria tanto più che senza ornamento scrivo; perdonimi, che questo è, il sugo delle cose / l'altre minutie / et di poco rilievo, lascierò che si ser-
vino da chi ne ha la cura. Prego bene Vostra Signoria al far parte di quanto li scrivo á suoi, et miei Signori a quali son servitori di cuore, et
operare col suo favore, che io esca una volta dell'espettatione del
habito, il quale se non sarà dato a persona di molto valore, quanto
alli meriti, è però meritevole per il desiderio che ha di morire in
servitio di loro Altezze et di quella santa religione. La quale da me
mai ricoverà dishonore. et di ciò ne la prego et supplico doppo
haverli baciato le mani di vivo affetto d'animo, espettando ri-
sposta, si haverà ricevuto la mia longa lettera della pace, mandatale
dal vostro Ambasciatore Petruzzi / Se le cose del matinonio della fi-
glia di sua maestà cesarea, col Re, non fossero così innāzi come sono,
o non si gli tenesse la mano dalla Reina per fornirle tosto, non
mancherano alcuni, che disturberieno il parentado, offerendole altre
amicitie et partentele pericolose. Il Re si fa leggere ogni sera le histo-
rie francese, di Re passati, due hore innāzi che si ponga a dormire
et discosse spesso sopra di fatti loro.
Di Parigi il XVII di
Agosto del 70.
Di Vostra Signoria Illustre
Servitor si cuore er perpetuamente
affettionatissimo
Vincenzo da Castello /