1570-10-13
[fol. 266r]
Illustre signore.
Temendo, che la lettera, che ho mandato, per via di
un mercante amico mio, o tardi a capitarle, overo faccia altro camino,
ho voluto mandarle, con questa, il duplicato et il seguito sin Sappia dunque Vostra Signoria che
la pace ha incontrato innumerabile, et impensate difficoltà, nella esse-
cutione di quella; et che da nostri non si facendo tanto, quanto
si rovina dalli ughinotti, nella restitutione de proprij beni, et digni-
tà, si è lasciato uscire di bocca da certi, che conviene una al-
tra volta rompere l'accordo, et poi che va à farla, a far si habbia
anzi nella corte fu uno, cosi temerario, che oso dire, questi profu-
mati papisti, che soli vogliono governare il deono scacciare
dalla corte, come perturbatori della pubblica quiete; Ma non cosi
tosto si comincierà, (se pure una altra volta, la si attacasse), come si
crede; perche tanta è la estrema inopia del denaro, cosi nelli nostri
come in loro; che ognuno vive di prestanza, ne si puo anche trovare
chi volgia servire, con una donzina di buonissime cautioni di forte
che il mal animo, non puo per adesso pullulare smetti, ma coverà fino
ad altra occasione, che paia idonea di mostrare la forza sua. Vero è
che le occasioni del mal fare, sono cosi numerose, che quando bene
venisse nova, costà che un Re, fosse stato ucciso, o havesse portato pe-
ricolo di vita, per caduta da cavallo, per conto d'acqua, per fuoco, overo
per alcuna violenza, non se ne deveria huomo meravigliare, sapendo-
si, che questo nostro re, molte volte entra solo in una caroccia a
mezza notte, et vinto dalla fatica, si addormenta et comanda al
cocchiero, che lo guidi per li piu intricati calli della selva, segúi-
re le orme delle fiere. Ne si manca di andar solo la notte per
Parigi, ò accompagnato da pochissimi, et Dio sa, come fedeli cosa che
afflige i buoni, et da animo alli cattivi, et fatta questa giovanezza
assai libera, sprezza i ricordi della madre, et de suoi fedeli. Si ra-
giona, che l'Armiraglio dolendosi, di vedere, che ogni luogo vi presi-
dij da sua Maestà (quasi che temesse da lui, et le compagnie di
huomini d'arme tutte restano, et parte d'esse si mandino in guarnig-
gione, nelli contorni delle cherite, sanserra et altri luoghi de Ugo-
notthi), ha fatto sapere a sua Maestà, che gli huomini della relli-
gione reformata, dubitandosi di qualche novità, non si potranno conte
nere longo tempo, se questa maniera di precedere perservera. Tutti gli
huomini darme restano al soldo del re; ma non si pagano, che
quelli, i quali sono della compagnia da prencipi, de governatori
di provincie, et de marescialli di franza. et ogni volta che irano
in guarniggione, faranno mostra, et per quel quartiere, che serviranno
serano pagati tutto l'altro tempo viveranno del loro; Il che si fà,
per rimborsare al re, un millione et mezzo d'oro, che spendeva nel
[fol. 266bis]
[NOTE: Questi gabilleri, di Lione fiorentinj, hanno messo un romore in tutto parigi fra mercanti, con l'aiuto del Birago presidente, che va pericolo, che non si faccia la rua di florenti-
ni, come si fece, quella de lombardi usurai, quando prese il
nome dalla uccisione di tanto bancheri, percioche pare
che si camini, à fare un monopolio de drappi di
seta commune et altre cose vergognose da mercante vela, contro l'utile
il che non si conosce dal re, percioche con una dolce
coperta di qualche migliaio di scudi che se le dona, et col catti-
vo consiglio di gente corrotta, lascierà correre l'acqua in giu al che
Ruscellai, non troppo nostro amico et servitore pare che concorra.
] [fol. 266v]
stipendio annuale, delle sue genti d'arme: et per non rendere mal con-
tenti tanti signori e cavallieri, i quali havevano compagnia intiera, con la
licenza di portar armi in ogni luogo, et il titolo di capitano di
tante lanze, con speranza di confermargli in perpetuo et saliarli
fornito il tempo, che gli Ughinotti, renderanno le piazze oltre di ciò
il paese, non serà ruinato et guasto, come era innanzi, percioche co-
loro, che seranno in guarniggione pagerano l'hoste, et gli (altri tutti-
se ne anderanno, alle loro cose. La fanteria è cassata, saluo certe
compagnie vascone, le quali serveno di guardia al re, che seranno
al numero di 10 o 12, compite molto bene. Gli svizzeri tutti,
se ne sono iti ma in picciol numero, essendone morti molti di malattia,
qua et la, et cosi la francia, e libera di gente straniera che fac-
cia professione di militia. Monlucco è levato dal governo di
Ghienna. Suo successore è il conte di Villart, parente di MōtmoMontmorancy, Dal Limosino, che dal paese di Poitò si leva il vecchio gov-
ernatore, mettendovi in suo luogo il conte di Vantado, cognato di detto
Montmoransi; il quale monta, quanto mai alto salisse colomba fortifi-
candosi di amici, et di parenti, et promovendogli in servitio del re
et alli negotij della repubblica cosa che mi pare degna di conside -
ratione, da coloro i quali vogliono divenir grandi da dovero. perche
costui gratificandosi ogniuno fa testa a loreno, che è gran fatto, et
impresa terribile. Sono seguite al fine le nozze del Duca di Ghisa, con la princessa di portiano, piu per forza de altri che per volontà
che fosse in certi capi, i quali aspiravano pure alla sorella del re, et
si andavano differendo, con il non haver havuto ancore da roma
la dispensa, essendo parenti, quella di questi in terzo grado, la quale
arrivata, volle il re che si concludessero, dicendo, che era restato
qui un mese et mezzo a petitione di loreno, et haveva perduto il suo
piacere della caccia; però che si terminassero: altrimenti egli non
vi si troveria, et se ne anderia senza saperne altro. Cosi il resto di
questo mese si fecero le nozze, nella stanza del re et la domenica
che fu il primo, si promisero et tocaronsi la mano ella vestita
in habito vedovile, egli tutto ricamato di perle et oro. Guidava
la il Re, seguito da tutta la corte, alla picciol capella di borbnone dove il cardinale di loreno, fece le parole che si accostuma-
no in questa materia entrando alla porta al banchetto era sta-
to convitato MōtmoransiMontmoransi, ma escusandosi con l'essere infermo non
[fol. 267r]
[NOTE: gli prencipi di Navarra et Conde, andavano alla
roscella dalla reina, con 1000 cavalli mal in ordine]ogni di si ha ricchiamo di qualche homicidio, o malfatto,
in rimettere i nemici, alla professione de loro beni et si fa
quanto si puo, per acquetar ogni rumore, la reina di Navarra ha scritto alla princessa di portiano sua nipote, che
mantuarsi, del quale ella, le haveva dato conto, con
un suo gentilhuomo mandatoli, ne sentiva piacere, essendo
cosa ordinata da Dio, ma che si doleva, che ella sposasse
uno, il padre del quale, insieme col zio, fosse stato la rovina
della cosa di Navarra. Le cose utte sono qui incari-
te il quadruplo, ne si truova denari, Malatti infinite, et
per ogni luogo di franza, che minacciano futura contagio-
ne universale. Sono comparsi certi che fanno partito col
re, de una somma de scudi molto grande: et il re vinto
dalla necessità fa ogni cosa. Dio voglia che questa istessa,
non renda il fine funesto, et che haverà prepolato, o posto
a questo monte, non sia al ultimo per restarvi interessato
con danno; Mori a di passati un de quattro segretarij de
comandamento, che haveva la speditione d'Italia, in suo
luogo è, fatto uno che era alla reina, del quale gli
Ughinotti non sono troppo contenti, detto pinard, ma col
denaro, lo captiveranno, et lo faranno suo et le cose di
Italia, vi sono date in mano di Gisa che è della reina
assai galant'huomo. Si invitarono alle nozze di Ghisa
tutti gli ambasciatori, salvuo l'anglese, quel di savoia,
et il vostro, per tema di quella precidenza. la quale
si tien qui per verità se bene pare che sia decisa altrove però qui habet aures ad audiendum, audian
Il Duca di Nevers ha patito sinistro al suo ginocchio della
archibugiata, con febre et tosse, dalla quale non è libero,
et si fece male stando in cocchio con questo fine io mi
raccomando a Vostra Signoria la quale, mi tenerà se le piace, nella buona
gratia del gran Duca, a cui io son servitore in perpetuo.
Di parigi il 13 di ottobre del 1570
Di Vostra Signoria Illustre
Servitor Vincenzo da Castello
[fol. 268r]
volle accettar l'invito che il cardinale andatoli a casa
le haveva di sua bocca fatto; tuttavolta, il re volle
che vi si trovasse, et cosi vi fu, a quella festa dico, che
il re fece in casa sua, che fu quella della promessa,
et della consumatione del matrimonio; la quale passò
con tanto disordine, et rumore, che non hebbe punto,
non piu che tutte le altre, forma di piacevol festa, ma
una confusione di gente ingorda, avara et insolente
pareva che quivi fosse concorsa, per tumultuare; Si sono
fatte barriere, danze tornei da cavallo, et mascarate,
cose communissime, et volgarissime; ne si sono veduti
que' volti allegri nelli conviati, et nelli spettatori,
di queste nozze, che si credeva, salvo che nella plebe
di parigi, partialissima di quella casa di Ghisa. Ma
ella sono nate, un poco acerbe alla sgozza, percioche caduto
il cavallo sotto al sposo suo, nel torneo che si fece in casa
sua, nel quale combattete al giudicio de tutti, meravi-
gliosamente bene, et con grande certezza, si fece male
a quel piede, dove egli hebbe l'archibugiata, et fu costretto
stare nel letto, con qualche pericolo di spasimo per qualche
giorni, et per molti senza consolar la sposa di quello che
ella desiderava il piu. hora comincia a star bene, ma
non è, anchor in termine ne di andar a piedi, ne di star a
cavallo a questa giumenta, dal che il cardinal di Loreno,
ne lo guarda molto favorolosamente; il re è andato alla
bella casa di Montmorransi, che si chiama ecchoan, per
pigliarsi piacere della caccia, che in quel luogo è bel-
lissima, et la reina si dispera, che sia dato, cosi in pre-
da della giovinezza, et del senso, parendole che la rispet-
ti manco del solito. Pure, anche queste voglie giovenili, vi
hanno da terminare, con la venuta della novella reina a
la quale, il conte di Sez, è andato in buona compagnia, a
presentar gioie di infinito valore, et portare procura al serenissserenissimoFerdinando, di sposarla in nome del re nr̄onostro, et si attende
qui, al far habiti et liveree indebittandosi per cent'annj
[fol. 268v]
con tante spese straordinarie, le quali pare che rinovino tanto
piu hora, quanto meno si è fatto conto di coloro, che gettano il
suo vanamente, et sia manco il modo di spendere, anche paramen -
te. Quelli de la religione ugonotta, comperano i migliori cavalli
che possono, et con l'occasione delle future nozze, et di andar ad
incontrare la reina, pare che si mettano in ponto, et in buon nu-
mero, il che non è trovato buono da certi, et da certi altri
la si possa via superficialmente. Vero è che alla Rocella dicisi
che le cose sono sicurissime, et che non si impedisce ad al-
cuno ne il traffico, ne il passaggio, et cosi nelle altre terre
che occupano e pure vedendosi, che Monsignore setto del Re, non
ha voluto che Depruniò, gia suo cavallarizzo, et stato mastro di cam -
po delli uginotti ritorni al suo offitio, dicendoli che lo admettea
alla gratia del re, quanto alli beni, ma che nelli ettatti della
sua casa, non vi commandava persona, che lui, et che però non lo vole-
va piu, nella sua famiglia, ogniuno di quella parte si è malcon-
tentato di questa risposta. Alle nozze di Ghisa vi si è trova-
to Telligny et di molti altri di questa fattione, et io credo che
senza il vecchio lorena, il quale non puo patire stupriore
alla administratione della repubblica. quelli gioveni si ac-
comovevano alla quiete; ma non manca che loro soffi nel-
le orecchia et aguzzi l'odio antiquo, portato dalle fascie. È
parsa molto strana la risposta de Monsignore, a Depruniò; co-
noscendosi che nell'animo suo resta anchora vestigio di
mala opnione di tutta questa fattione, havendo doppoi
soggiornato, che non si potria mai lasciare toccare, da chi ha
fatto cosi fiera guerra contro di lui. Percioche nell'ultima
battaglia, nella quale, Monsignore andò per terra Depruniò
fu tra tutti gli altri conosciuto, il quale venne alla car-
ica, il più honorato, vertuoso et gentile cavalliere di
Telligny, il quale è, molto ben visto in corte da tutti, i
signori et altri grandi. Gli Ughinotti che vengono in corte, paio-
no tutti turbati, vi hanno il viso triste et melanconico, quasi
sieno nel pensiere impediti: pure poco a poco si mescolano
con goi altri, et pare che vadino sotto coperta de catholici/