1570-07-15
[fol. 219r]
Molto Magnifico signore
scrissi gia molte settimane, à Vostra Signoria, due lettere mie, l'una, senza
nome, per la qualità del negotio, et di quel tempo, che quello
richie deva l'altra, col nome mio affine che ella conosessi
apieno che mi fusse, et qual causa mi persuadea, à quella
impresa, della quale il signor Petruzzi era stato (si puo dire),
consultore. Hora trovandomi, con esso lui, et havendomi, mo-
strato una lettera di Vostra Signoria per la quale mi saluta cerissimamente, do-
pò l'havermi commendato, della mia affettuosa, et fedel dilige-
za, desidera sapere, in che dissegnavo, il che ábocca mi è sta-
to confermato altresì, da ꝳmesser Alberto segretario, per potermi fa-
vorire, dove bisognerà, non hò voluto sperare questa occasione,
ne questa amorevol volontà sua, assicurandomi, che ella sia per
operare con Sua Altezza che da quel serenissimo signore, sia conosciuto
per divotissimo suo servidore, come sono: Deve saper per ta-
to,
Vostra Signoria, che havendo io mandato mie prova-
ze a Pisa, per essere admesso
nell'ordine di cavaglieri di san stefano, fatte seco-
do i capitoli,
che mi mandó ꝳmesser Jacopo Dani, mio amico, et cosi autentiche /
che di piu, io non saprei; sin hora, non è mai stato posto fine, à
questo negotio, anchor che, à doi mie paesani, sia stato dato
l'ordine et l'habito, prima, che habbino fatte le provante loro;
ne posso imaginarmi, qual causa ritardi la mia speditione, have-
domi scritto lo stuggio, che del Signor enea Vainj era avertito, che
le mie prove erano state viste, ma che bisognava aspettare
quello che, à Sua Altezza come a gran Maestro piaceva di commandare
in questo fatto, io non stimo, che le prove patischino oppositione
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alcuna ragionevole; et si pure alcuna, ve ne fusse, io non havrei
sollecitato tanto la speditione come ho fatto, senza il favore di
lettere di Prencipi, di gran portata, a quali il gran Duca
desidera di compiaciere, ma perche desidero, entrar per la porta
et non per la finestra, mi son contentato caminare, per la stra
da Regia, la quale da se, conduce gli huomini à cosi giusto,
et honesto fine, quali è questo, di rendersi in cosi santa et
virtuosa religione. Vero è, che io so, che in ogni cosa, ci biso-
gna, una certa maniera di favore, La quale io non ho pensato
che d'altronde mi venga, che dalle bocca, et volontà di Vostra Signoria
come persona virtuosissima, et giudiciosissima, et però quella
parte, che a lei piacerà di concedermi, supplico, che si scel-
to da quella pronta mia volonta, la quale causa, che nelli di-
vigi del suo, et mio Signore io se vigilantissimo, come potrà
sempre mai testimoniare il Signor Petruzzi, che delli piu impor-
tanti affari di questo signo, è, da me stato avvertito fedel-
mente, senza sperare cosa alcuna, che la gratia del gran Duca,
se questo, et quello, che ho scritto, a Vostra Signoria mi ha-
no à servire in
sollecitar l'habito, et pregare sua Altezza che non me lo nieghi,
anzi ne dia carica al Signor Petruzzi, che me ne honori, lo rimet-
to a Vostra Eccellenza, stando massime, la conditione delle prove, ventilate
ben quattro mesi, delli deputati. spero, che il convento non
ricevera da me carica, ne vergogna alcuna, et se di quà Sua Altezza
havesse bisogno dell'opera mia, havendo io molto piu commodità
che altri non pensa, se per la lingua, come per la cognosanza,
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delle persone, et del paese, credere poterlo servire, se non bene
almeno fedelmente, stando massime in servitio del signore, a chi
sono; et potrei servirlo, senza per mostrarmi à persona, il che
gioveria molto, al suo Ambasciatore, et al suo segretario, i quali
quando sieno mandati d'Italia in qua, per essere novi nel paese,
hanno sempre mai bisogno d'aiuto, Ho le mani, in molti luo-
ghi di questo regno, ma il trattenere in Germania, un certo
mio creato, il qual m'avvisa spesso, et il trattenermi con alcu-
ni segretarij qui, i quali possono avertirmi delle cose che
passano, mi consuma vivo, et convienmi spendere, et span-
dere, quanto portano le forze mie; ne basta il salario del
mio signore, ne il guadagno che la mia professione mi porta,
chi sempre resto in debito, non havendo io certa rendita
di luogo alcuno, la quale io possi impiegare in cotesto ser-
vitio, come vorrei; et se Vostra Signoria mi dirà, che la medicina, a
questo, sono cose differenti tra loro; le rispondo ch'egli
è il vero; ma chi io son medico per forza, et che il Genio
mio è volto, alli studij delle buone lettere, alli negotij del
mondo, et alli cose piu tosto della religione, che d'altro.
Però, quando sia admesso nella compagnia di Cavallieri, se io
per l'haver peregrinato molto, et visto molte cose, po-
trò servire alla religione, io non fuggirò fatica, essendo
averto gia molti anni, alle pene di corte. Ma non vorrei
lasciar il certo et sicuro, per l'incerto, et apparente;
ne offender alcuna persona del mondo, col mostrare di
desiderare, quello, che à, molti può pertenere. Tutta volta
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non mea, sed Domini volontas fiat, la quale, come intenda che
sia aliena dal mio desiderio, (cercando io con ogni honorevol
mezzo di avanzarmi), penserò di far vela altrove, come gia
son importunato. et instato molto; ò restando qui, servire
altri, in simil materia, co̍ util riputatione: Vostra Signoria desiderava
sapere in che dissegnavo, eccolo in due parole. Vorrei vivere,
et morire servitore del gran Duca, et le chiedo, per ricompensa
la gratia sua. Facile serà à Vostra Signoria ottenermi l'uno, poiche l'
altro gia possiedo, anchor che altri me lo negasse. Se io potrò,
mai mostrarmi grato, à Vostra Signoria di tanto favore, quanto mi pro-
metto gia di lei, le lascierò di me, tal testimonianza, che
dirà veramente, che non serà stato mal lodato, et vedrà
questa guerra passata da me fatta latina, con i dissegni
che i grandi, et maneggi di capitani del che, messer Vincenzo Allamanni, che ne ha visto parte, ne potrà dar aviso à Vostra Signoria
ma non oso mandarla intorno, per non offendere alcuni, che
vivono et per dirle il vero non essendo io in riposo d̵
lo spirito, ne agiato come vorrei, convenendomi servire, et
medicare, et peregrinare, non ho potuto rivedere, li fati
che, mie vecchie. Ma un qualche di il sole rasserenirà
le mie tenere. et qui li baccio le mani, di vivo cuore
pregandole il fine, d'ogni suo desiderio. Di san Germano, il di 15. di Luglio, del LXX
Di Vostra Signoria
certissimo, et assero servidore
filippo Cavriana