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1570-05-20

[fol. 333r]

Molto Magnifico Signor mio, et signor osservandissimo

Scrissi a Vostra Signoria senza nome consiglianomene il signor commendator Petruzzi, gia piu di un mese; et se avisai d'alcuni, i quali
temendosi molto, dalla grandezza et novo titolo di sua Altezza
cercavano opporsi, col favor di certi, alli dissegni, i quali
dicevano essere nell'animo di quella; con ogli studio et arte,
accioche, il pensiero l'andasse fallito, quando havesse interpr-
eso di ingrandirsi d'avantaggio et aggionsi anche altre parti-
colari, che per allhora potevano servire al serenissimo
gran Duca, quando intesi l'havesse / Hora arrivato qui il Signor
Petruzzi, et communicatogli quello, che c'era di novo, m'ha
persuaso a scriverlo di mia mano, et far aperto à Vostra Signoria il nome
mio, accioché ella habbia testimonio di mia mano, della divo-
tione et riverente servitu, con la quale ho gia qualch' anno
abbracciato i negotij di sua serenità; come che, ella habbia
havuto sempre fidelissimi, et prudentissimi ministrj. Sap-
pia adunque Vostra Signoria che gia 20 giorni, venne un mio di lamagna il quale trattengo con grossa spesa alla, corte del Palatino in Hedelberga, et mi rapportò; che le nozze del
principe Cassimeiro, con la figliuola del Duca di sassonia Agosto, si erano differite, sino alli 15 del pńte mese, dove
intervenivano molti signori, et prencipi di Germania, accom-
pagnati da grosso numero di vassalli suoi, et altri loro se-
guaci armati, in modo che seriano stati ben sei o sette
mille cavalli, et essendo in questo tempo, arrivato Mons.re d'Ossonville, gran barone in Loreno, mandato dal Amiraglio
per soccorso, al detto Palatino, fulli risposto che
sopra ciò, alla assemblea di tutti qui signori, et principi che ver-
rańo alle nozze del principe cassimeiro, si ragionerà ampia-
mente; et si li notificherà la volontà commune; Ossonville

[fol. 333v]

sapendo quanto potesse nocere alle cose delli ugonotti, opgni
dilatione del Palatino, replicò a questo, che se il soccorso tar-
dava a venire, la religione portava pericolo di sradicarsi
di Francia; et che però prima d'haver trovati quattro o sei
mille cavalli, et condottili sotto la carica di qualcheduno,
sino alli confini di Germania, vi seriano corsi ben tre me-
si, nel qul tempo, Guglielmo duca di saxonia, andava
in aiuto del Re con quattro mille Raiteri, gia assoldati,
et condotti sotto l'insigne; onde constretto da tanta necessità
supplicava, che nella causa commune, non fossero scordati gli
fratelli, i quali combattevano, pro aris ac focis. A questo
le disse il Palatino, che stesse di buon animo, et che qn̍do
serà risoluto nella assemblea, che si mandi soccorso; delli
sei, o sette mille cavalli, venuti co̍ i signori, et principi alle
nozze, se ne cavara̍no quattro o cinque, sotto il governo di
uno viterano, et conosciuto capitano, i quali in sei giorni
seran̍o alli confini di Francia, et esseguiran̍o la volontà del
Amiraglio. In questo mentre si impedirà l'andata di Guglielmo, comandando à quì sassoni, condotti da lui, che ritor-
nino alle loro case, sotto pena della disgratia di Agosto,
lor signore, et a Guglielmo, si moverà lite da questo medesi-
mo, sopra alcune terre, et con questa discussione, si da-
rà tempo al tempo; con questo ossonville se ne ritornò.

Dal medesimo mio intesi, che gli Ughonotti di Prageli, l'Angrogna, et altre valli di Savoia, havevano ordito un tradi-
mento in Pineruolo, et altri luoghi del Re christianissimo, in Piemo̍tePiemonte col favore di certi soldati presichiarij, et che la cosa an-
drà avanti, se la guerra persevera; il qual aviso mi è,

[fol. 336r]

stato confermato doppoi con lettere di Piemonte, et ho visto che
questa sorte d'huomini, ha le mani in ogni luogo, onde biso-
gna guardarsi molto bene, et temere anchora li genti di
lontano; se io havessi una cifra per scrivere à Vostra Signoria di
molti particolari, i quali non oso committere alla lettera,
la rinderei contenta, quanto alli avvisi, si bene mal contenta
quanto alle cose che avisassi. Però la mi scriverà se le
piace, se ho a continuare in questo uffitio, o no, non volen-
do io, pensando di servire quel Gran Duca, offenderlo, con im-
portunità. Quello che li scriverò, serà sempre mai vero,
et saputo da pochi, non pescando io nel guado commune,
ma nelle acque piu alte, et piu pericolose, et si bene
la mi costa, qualche scudo ogni anno, godo nondimeno,
anch'io, non essendo prencipe, sapere quello che gli pren-
cipi trattano. Io ho dedicato me stesso, al serenissimo
suo, et mio signore, et dedicato in modo, che non mi separerò
mai, per alcuno accidente dal suo servitio, però rendasi
Vostra Signoria sicura, che essendo io conosciuto qui da molti, et haven.o
intelligenza in molti luoghi, non c'è persona che mi sia
per avanzare in servir à sua serenità, di fede, o di
affettione, mentre che sia però impiegato; se Vostra Signoria giudicherà
necessario che li mandi il nome delli complici di tutto questo
trattato di Piemonte, per servirne sua Altezza ad obligarsi
Savoia, come si puo fare, io gli manderò et questo basti
per salutatione et per raccomandatione a Vostra Signoria, alla quale resto
affettionatissimo sempre mai.

Di Parigi il XX di Maggio
del LXX.
Di Vostra Signoria
servitor


Filippo Cavriana