Skip to main content

1571-01-14

[fol. 7r]

Per l'ultime mie, io pregai Vostra Signoria Illustrissima ad intercedere, con sua Altezza
per che potessi fare qui la professione, che conviene a cava-
glieri, vestiti del'habito di Santo Stefano / et addussi per
ragione della mia dimanda, che difficillissimamente pote-
vo partirmi dal Duca mio Signore, stando nel termine, nel
quale si truova; et restar io, senza far la professione,
mi pareva di perder tempo, à mio pregiuditio; Per la
quale io non volevo, che altri s'impiegasse che quelli, i
quali sono stati fautori, et promotori di questa mia digni-
ta, che sono Vostra Signoria Illustrissima et il Gran Petruzzi, so che domandando
Vostra Signoria Illustrissima questa grazia al serenissimo Gran Duca; le poteva parer
assai strano, che'l Duca mio Padrone, non la dimandasse, atteso
che la sua indispositione, mi impediva il venir a Pisa,
dove per ragione si debbe fare, Ma io artificiosamente
lasciai di scrivere a lei, che io non volevo, che il mio
signore, s'impiegasse, (anchor che, le ne accennai un motto)
perche sapevo, che egli non haveria honorato Sua Altezza del
titolo che se le deve; del che ne parlai al Signore Ambasciatore
di qui; et ciò mi valse al conoscere che fantasia era quella
del padrone, intorno al fatto, di questa nouva degnità. Hora
arrivato qui, il Signore Troilo Orsino, et dovendo venir fra
poco in Italia, pensai di tornar di novo à testarlo per
vedere in qual maniera, risponderia alla lettera, di Sua Altezza et
insieme, perche con l'occasione di questo cavalliere, amico
all'uno, et servidor al altro, ottennessi da Sua Altezza con l'

[fol. 7v]

intervento del Duca mio, la gratia, che tanto desidero;
et però, preso tempo, che egli era in letto, le cominciai
à dire Signore, poiché il Signor Troilo, ritorna in Thoscana
al gran Maestro mioers; io supplico Vostra Eccellenza, che contenti di scriver
a Sua Altezza et insieme, pregare il detto Signor Troilo, perché àboc-
ca faccia uffitio, che io, possa qui, fare la mia professi-
one, che dovevo a Pisa; adducendo per causa leggittima
della petitione, la infermità di Vostra Eccellenza. So che, si Vostra Eccellenza
scrive di ciò al Gran Maestro mio, l'otterrà, perché so quá-
to l'honori et ami; egli mi rispose subito. Che vuol ri-
chiedere gratie a qual si voglia huomo, bisogna honorar, quel
tale con gli titoli, che egli; desidera, et io
non posso honorarlo del serenissimo, ne del Gran Duca, perché
essendo io nato vassallo, et feudatario del Imperatore, non
osarei chiamare il Gran maestro nostro, che Duca di Fiorenza;
sin tanto che l'imperatore, non habbia approbato, questo
novo titolo, dato a lui, dal Papa, et poiUrbino, et
Parma, l'hanno honorato, et honorano pur di questo; l'uno
de quali è, vostro parente; l'altro è vicino; Risposimi,
è vero, Ma sono vasalli et feudatarij del Papa; che
dirà Vostra Eccellenza del Re di Francia, che è suo padrone? Il Re
è mio Padrone, ma non debbo pregiudicare, o al Duca mio
fatto, ó a miei posteri; ne prevenir la volunta, et comman-
damento di Cesare, il quale, non so anchora, à che si risol-
va; et il Re, l'ha honorato si, ma non son nato vas-

[fol. 8r]

sallo del Re; se ben me gli son fatto servidore, di volunta, et che per il maritaggio, debbo essergli, et le sono
vassallo svisceratisimo. A questo, replicai io; se Vostra Eccellenza sapesse
che mento è quello del Gran Duca; et pensasse bene, quá-
to importi, al Signore Duca suo fratello, l'haver amici in Italia
grandi, come è questi; per tutti di bisogni che le possono
occorrere, à Roma, in Spagna, nel Monferrato, et al-
trove, Vostra Eccellenza cercheria di gratificarsi questo signore con cosi
poca cosa, la quale al fin fine, havrà da tutte le Maes-
tà, santità, et da i Throni Celesti; et però seria
molto più lodevole partito, prevenire la dichiaratione
di cesare, et obligarselo addesso, che far uffitio allho-
ra, il quale si vedrà venir da obligo, et non da vo
lontà. Replicai molte altre cose, Ma in somma disse
che non poteva; et io li ricordai, che egli era nato Ita-
liano, et che non stimasse di vivere sempre in Francia,
poiché le mutationi, et le borrasche, sono più frequenti
qui, che altrove; et che il gran Duca; era il grande,
in ongi cosa, in ogni luogo, in ogni tempo, et con ogni
uno; egli mosso un poco (poiche cominciai a scaldarmi
nelle parole), mi disse. Di vero è grande, et grandemen-
te savio, et di gran merito; et per me l'honoro, et
ammiro (queste furono le formate parole) anchor che
qui nostri di Italia, i quali deveriano proporselo per essempio,
et imitatione, facciano ogni altra cosa, da questo; ma io

[fol. 8v]

di certo lo stimo, et honoro infinitamente. Allhora io; Vostra Eccellenza fa
bene, poiche a tutti i ministri, et agenti suoi, da espres-
sa commissione, di servirla, et io ne so parte, per rela-
tione del suo Ambasciatore, il quale servirà Vostra Eccellenza piu
che Principe di Francia, in ogni occasione, che l'impie-
ghi, pensando di adempir il commandamento del suo signore.
Ma pioche Vostra Eccellenza non vuol dargli quel titolo, che se le deve,
non volgio, che ne parli, o scriva piu; et mi valerò del
merito de miei signori di Germania, in pregarnela; Ma
come farà à risponderle? Non so certo disse, Io mi truovo
in un gran fastidio, Vorrei contentarlo, ma non vor-
rei pregiudicar à me, et però seguirò i titoli ordinarij,
et usati darsele. / Si questo Vostra Eccellenza vuol fare, meglio è
non rispondere, che mal rispondere le dissi et cosi mi
rittirai. Questo ragionamento, per esser d'importanza,
lo ho voluto scrivere disteso a Vostra Signoria acciocché se le parrà,
lo communichi a sua Altezza; havendo io con un colpo, fatto doi
effetti; l'uno scoperto l'animo del Duca; l'altro, la ra-
gione che lo vieta, a non fare come molti hanno fatto;
Dalli quali io cavo per correlario, che conviene havere
buoni mezzi appresso sua Maestà Cesarea, dal quale pende la
somma del negozio, il quale al fin fine, si concluderà a nostro
favore, poiché quel buon Cesare, per gli affari che si trova,
et per la necessità nella qual vive, haverà molto presto
bisogno, del aiuto, et consiglio del gran Duca, et in quel

[fol. 9r]

caso, caschero à Fiorentini, se non san fare il fatto loro. Spero
anche di star tanto intorno à questo mio, poiché da se, è,
assai bene edificato, che potrei indurlo, con progresso di tem-
po, a credere à questi miei amorevoli ricordi/ et la reli-
gione, col gran Maestro, haveranno di qua, che per la parte
sua farà strada, ad ogni suo desiderio, et lo farà così fe-
delmente, quanto huomo che viva. Bisogna espettar il
tempo; et con la pacienza, et col gratificarsi le persone,
che in un modo che in un'altro rendersi certo che li oc-
casioni, le quali sono impensate et infinite, faranno che
questo titolo, le serà dato, sino da suoi emuli; perché egli
è grande in ogni maniera, e Duca et Mastro; Ma có-
vien haver pacienza, navigando secondo i venti.
Danvilla è arrivato in corte, et porta seco di Languedoc,
oltre l'odio antiquo paterno, un novo; del esser stato
tanto aspreggiato da Loreno, per favorir Monlucco, contro
di lui, et minaccia di voler risentirsi, come lo trovi;
sentendosi offeso nel honore da costui; Qua si tien per
certo, da alcuni, che Sua Altezza di faccia francese, et fanno
una distributione di provincie, et di cariche, chi chi le
ode, conincia a suspicare male. Io non lo credo, perché questo
signore è troppo savio, et perché non vedo attacco al presente
di far novità, si però il Turco, non facesse destare chi dor-
me. Io però le ho udite, et mi son riso, non essendo volu-
to farle altra risposta, per non scuoprire chi io sia de par-
tigiani di Thoscana. se paresse a Vostra Signoria Illustrissima; che con l'auttorità sua
io dovessi chiedere a Sua Altezza la gratia della professione, poi

[fol. 9v]

che il mio Padrone, non lo vuol fare come conviene, et partir
non posso, con honor mio; me ne rimetto al suo giudicio
al quale, ho voluto mettere, questo solamente in considera-
tione. Vostra Signoria Illustrissima mi farà grazia, di tenermi sempre, per
suo divoto, et perpetuamente servidore, assicurando quel
signore a chi gia son obligato di voto, et di giuramento
che se io fussi cosi buono, in servirla, come sono et fede-
le, et ardente; io mi sentirei compiutamente felice; ma
questa mia voluntà; supplico che da sua serenissima Altezza
sia riconosciuta per immutabile et questa persona per
consecrata al suo servitio. Nostro Signore Dio conservi longa-
mente Vostra Signoria, alla quale bacio le mani et la prego a per-
donarmi questa longhezza inormatissima di lettera, la quale
è ragionevole che si dia insieme con le altre al fuoco;
Non ho scritto in cifra, havendo messo così sicuro, come è il Signor
Troilo.

Di Parigi, il di 14 di Gennaio del LXXI.
Di Vostra Signoria Illustre
Obligatissimo et certissimo servitore
Il Cavagl.Cavagliere Cavriana

[fol. 10r]

Pareva, che in Picchardia, gli Ugonotti, che non sono an-
chora stati admessi alle loro case, et beni, si unissero
insieme; et per questo, si dissegnava mandargli, un
di Mariscialli di Francia, ad assettare queste dis-
cordie. Nemours ha tanto fatto, con l'industria
di sua moglie, che precederà Longavilla;
adunque deve precedere. Ma perche Nemours ora
stato dato, come in prestanza, al Duca di hoggi di,
et il re, lo poteva rescuotere, per la somma che era
stato impegnato, quando si fu a Soissone, non si puotè
fare quello che si è fatto doppoi. Che Madama di Ferrara dicendo haver reintegratione dal Re, di
alcune tenute di Bretagna; ella ha ceduto a Madama di Nemours, tutte le sue ragioni: et ella sa-
via ha operato con Sua Maestà che rinonciando a quelle,
Nemours sia stato dato libero a suo fianco, senza po-
ter mai essere riscosso, et le cederà altresi il reMótargis terra di Madama di ferrara / dalle quali essendo
libero signore il Duca di Nemours, come piu antiquo
Duca, precedrà Longavilla; et gia dalla forieri, si
usa di alloggiar prima Nemours, et poi Longavilla
ciò mi pare segno di sapersi.