1571-01-12
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Illustre signore,
Io ho ricevuto tre lettere di Vostra Signoria in diversi tempi, et tutte tre,
piene della amorevolezza, con la quale Vostra Signoria illustre, suol abbraccia-
re, et favorire le sue creature; delle quali, si bene io son
l'ultima nel ruollo, son però la prima, in affettione, et
osservanza verso di lei, et sarò sempre mai, senza cambiare
di voluntà, o di desiderio, risponderò a tutte tre,
con questa sola; et senza iscusarmi della tardanza; per
che Vostra Signoria Illustre sa che ero absente dalla corte, per buono servitio
del mio signore: alla quale ritornato, ho inteso dal Signor
Petruzzi, che egli ha mandato la cifra, che le diedi a Soissone, quando credevo, che egli ne dovesse essere, il portatore;
per poter parlare piu liberamente, con Vostra Signoria che non facevo;
in quel uffitio, non occorre, che la mi pigli à continuare,
perché, essendo questo; poco servitio (rispetto a quello, che desi-
dero fare), à quel mio serenissimo signore, io mi riputerei molto inu-
tile se lo lasciassi ma tanto piu volontieri lo seguirò, da
qui innanzi, quanto Vostra Signoria Illustre l'approba; che è tanto in lin-
gua nostra, come si sua Altezza lo comandasse: senza pregiudicare
però al suo Ambasciatore, o segretario; et senza obligarmi
a scrivere per ogni ordinario, se non in caso di nove
grandi, o di necessità al servitio, del comun nostro Padrone
il quale non occorrerà mai a raccordarmi, essendovi io trop-
po pronto, come le dirà il Signore Troilo Orsino, apportatore
di questa. Hor quanto al mondo di qua, deve sapere,
che questa reina, contenta molto tutta la corte, et piu, il
re suo marito; che la vagegghia et adora; et quando anderà
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per il regno, consolerà molto, con la sua humanissima visita,
questi poveri populi aflitti, caso però che qualche spirito
maligno con mali consigli et persuasioni, non difformi la
bellezza di quel animo; et quel precioso vaso, non si in-
fetti; di qualche malatia, per la contagione di corpi vicini, per-
cioché questa corte, sente assai del dissoluto, del avaro,
et del bugiardo; Hanle cominciato à riformar i capelli
et la conciatura del capo; et così poco a poco si spoglierà
di costumi Germanici, vestendosi di francesi. La reina Mr̍eMadre
la honora, et serve gentilissimamente. Il Re vuol la pace
in ogni modo, nel regno; ne si vuol piu rompere il capo, con
i ministri, ne con i suerviglianti, offitij delli ugonottti;
et però, poi che egli così vuole, si crede che la pace dure
rà, et si riuniranno gli uni et gli altri, come dianzi.
Si manda Monsignore di Montreuil, governatore d'Orleans, del
tempo che si perdette; per capo della giustizia, con 400
archibugieri a cavallo, per tutto il regno, acciochè nitti
il paese da ladri, et assassini, che sono numerosissimi
per tutto. Il cardinal di Loreno, pare che si voglia ritti-
rare, alla cura del suo arcivescovato, dove è stato, a
far natale, et ha fatto qualche buona opera li ma non si
crede, che duri molto, in quella solitudine; ha risoluto par-
tirsi sul primo tempo, per andar alla abbadia di Clu-
gni in Borgogna, et ivi stare tutta la state, con opinio-
ne di venir poi in Italia, et andar a Roma restandovi sin tanto,
che passino gli doi anni, che gli Ughonotti deveno tenere
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li piazze, assignatele dal re, et ciò dice voler fare, accioche da
suoi nimici si vegga, che non si mescola punto, nelle cose
pertinenti à loro, ne habbiano piu cagione di querelarlo, oltre
di ciò, per livare qualche opinione, la quale, mostra che sia
entrata, nel animo del Papa, per male relationi fatte
di lui. Ma dio sa, ciò che farà. Ha seco, un Giesuista, detto
Emondo Ugenio francese, il quale in ogni predica, biasima
talmente la pace, chi pare che non pretenda altro, che susci-
tar i populi all'arme, et à nova guerra civile, et ne
parla cosi vivamente, che spiace, ad ogniuno. La reina lo ha
voluto ammonire dolcemente di questo ma egli vie più fiero, fa peg-
gio, biasimandola lei, et dicendo, che la verità si deve libera-
mente predicare; Partirono doi Alemanni; col salvo condotto
del re, di quelli venuti à rallegrarsi seco, delle nozze, et
pace fatta, per parte de prencipi di Germania, Palatino,
et confederati; et si stima da certi, che andando a trovar,
l'Amiraglio, che hoggi si chiama da tutti, il re della
Roscilla; si concludi delle cose, del Prencipe d'Orange, per
far forse, nuovo tumulto, et fortuna à Fiandra, È spiacciuto
a tutti questo salvo condotto fattoli, et pare che confermi
quello, che ho detto, che il re voria la pace perpetuamente;
l'ambasciatore d'Ispagna fulmina per questo, temendo
che non si allumi il fuoco, al suo camino, si cerca modo
di pagare i debiti del Re, che non hanno numero; et per
far bene, si ha posto in campo che ogni prencipe darà
100 scudi, et ogni gentilhuomo 10; la cosa messa in
consiglio, è, stata approvata, anzi alcuni prencipi, fra quali
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Nevers, è il principale, ne pagerano voluntariamente 200,
il che spiace molto a tutta la nobiltà, la quale, non pare
che volgia condiscendere à questa donatione, essendovi un
terzo di quella, che non puo pur dare mezzo scudo et ac-
cusano gravemente questi prencipi, che senza matura conside-
ratione, opprimano la vera riputatione di franza, che è la
immunità, et libertà delli nobili del regno, si che questo
boccone, serà difficile a divorare. Et perché, vi conviene l'
intervento del Cancelliere, che sin hora, è stato Morvilliers;
egli sentendo il colpo, che li veniva addosso, ha rinonciato all'
uffitio, con ragione, della sua infirmità, et debol natura;
et questo carico del sigillo, hanlo dato al presidente Birago, non si essendo truovato huomo, che lo habbia voluto, per
che si tien per certo, che infra poco tempo, il gran can-
cilliere, Michiel dell'Hospitale, debba esser richiamato
et rimesso in integro, della sua dignità; onde con pcoo hono-
re lo riceverà, che serà distinato a questa carica; oltre di
ciò, toccherà à lui, il concludere, et ordinare, che questa
nobiltà paghi, cosa, che serà per partorire grandissimo
odio al cancilliere. Se gli dano quattro per adionti a lui,
che si troveranno presenti alle signature. Quel Monsignore di
Foys, gia ambasciatore del re, a Vinetia è gratissimo alla
reina madre, et non ha voluto accettar la carica del segillo,
ne tampoco il cancilliere di Monsignore, genero del pri-
mo presidente di Parigi; ma poteano essere delli adiunti
al cancilliere. Nemours, non puo scrodarsi, la repulsa della
precedenza, et la sentenza data dal re/ onde brava, et ful
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mina della quale, io scrissi longamente a Sua Altezza, sapendo che
da nessuna altra persona, non poteva intendere meglio, il
fatto, che da me, che mi trovai al ragionamento. Conviene
che Sua Altezza ordini, che in Roma, si Piglij cura da suoi per sapere
da qual fonte, vengono in Francia quelli avvisi si brutti, et
vergognosi di fatti di casa sua, i quali si bene, sono falsi
poiche sono plossibili, accrescono l'animo, a suoi avversarij
di qua, di parlare; et a suoi amici, abbatteno le forze, et
l'ardire, et potriano continuando, porre qualche sinistra opi
nione, nella mente di grandi. So, che di Roma vengono,
ma non so la bottega, dove si formino; poiche, chi scrive,
è pagato per raccorre le nove, et prattica con ogni Amba-
sciatore, et cardinale, et con Ferrara spetialmente, et con Cor-
reggio. Scrivino, che Sua Altezza si fa segretamente Francese,
et che la moglie sua, volendo ire, à far riverenza, alla
Princessa fu ributtata, di che Sua Altezza sdegnata, ha levato
il sigillo, et carico d'ogni cosa al Principe. So che qui
si tien per certo, che la reina habbia mandato molte migli-
aia di denari a Fiorenza, col mezzo del conte di Rez, et
che venda, in qualche luogo, per far costa un peculio di denari stabi-
le à se, et a Monsignore, suo favorito, et parlando con l'
Ambasciator di Spagna, parmi che volesse accennarmi, non so
che di simile. Io parlo cosi in confuso, ma verrò un di, sul
certo di questo negotio. La moglie dell'Amiraglio, nativa
di Borgo in bressa, ricca di 16m scudi, d'entrata l'anno,
gia stata maritata, viene alla cherite, dove verrà forse an-
ch'egli a rincontrarla. Il mal tempo di Francia, si è,
ridotto nelle confini di Savoia, dove sono le migliaia
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di Ughonotti; et à questo proposito, un capitan intertenuto dal
Re, in piemonte, mi ha detto; che là, ve ne sono infiniti, di
questa religione, ma segreti; che non voriano che rumore, et
novità. Ma particolarmente Cunio, è la Metropoli et balia
loro. Si è preso gran sospetto di qualche cosa di Sua Altezza con
la reina; poiche il suo Ambasciatore Petruzzi, è da lei ben visto,
et seco negotia spesso; con la quale, non è, però congiontione de
stati, negotij cotali/ Si haveva distribuito in corte,
tutte le cariche di Nemours, che era stato all'etremo della
vita; et della compagnia sua di genti d'arme, si era perso
partito, che la si supprimesse, et annullasse; come si supprime
ranno, da qui innanzi quelle di color/ che moriranno, per non
pagar tanti denari; Et il re, ha di novo riconfermato a
Monsignore, quella donatione che le fece et di tutte le paghe
di coloro, che essendo absenti, (senza giustissima causa) della
mostra generale, non si possono tirarle; ma tutte le dona, à Monsignore
che importano, molte migliaia di scudi l'anno. Si perpara l'entra-
ta in Parigi, cosa magnifica, et sumptuosissima, per gli
15 del mese di Febraio, dove si starà tutto il carnevale
à piacere, poiche la reina sposa, non ama il trottare, co-
me fanno i francesi, quà e là; In questo stato, sono le co-
se di qua / Del conte di Guazzo, quello per la religio
à Roma, Monsignore fulmina, et il re/ et dissero di
voler far gran cose; parendo loro, che non a lui, ma alle
loro persone, si sia fatto questo scorno volevano mandarci
un cavaglier di Malta, governatore di Monsignore Le Duc, ul-
timo fratello del re, detto Scieura; ma egli ricusava il corre-
re le poste, et il Nuncio ha tanto pregato, perche non si mandi,
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promettendo egli di far uffitio grato, alle loro Maestà,
si è, sopraseduto. Tavanes, anima del conte, et favori
tissimo della reina, et Monsignore, si espetta in corte,
dove gionto, farà uffitio per lui; et pare che Monsignore
dicesse, che farà sequestrare, tutti i beni de preti, se il
conte ha male; parlando di lui, in commendatione delle
prove, che ha fatto in queste guerre, che non si puo desi-
derar piu; cosa che è, spiaciuta, alli emuli del conte,
i quali sono Italiani; et si vede, che questa cosa, ha
turbato l'animo del Re, reina, et Monsignore, appresso
de quali, egli ha buonissimi mezzi, d'huomini, et
donne, che lavorano ogni hora. Madama di Ghisa, novellamente maritata è gravida; et si trova molto strano
da alcuni che 15 16 17 31 5 16 12(Lorena) il quale fa il capo di tut-
ti gli 2 12 7 16 15 4 2 4(catolici) di qua; mantengonsi nella casa del
suo 5 4 61 16 7 31(nipote), huomini 18 14 16 5 16 20 20 7 4(Ugonoti), i quali
sono della scuola del 61 17 31 5 2 20 4 61 31 di 61 16 17 7 4 12
5 16(Prencipe di Portia) venuti con la 51 16 14 15 4 31 20(Moglie) onde comincio a
credere, che la regola delle cose di questo mondo, sia l'
utile piu che l'honesto, et la apparenza piu che l'essenza.
Perdonimi, se son longo; poiche è longo tempo che taccio; son
novamente arrivato, ma tutto questo ho inteso; contentisi Vostra Signoria
tenermi in sua gratia, et raccordar spesso à sua Altezza che di
qua, non ha servidore piu fedele di me, al quale si piacerà far
gratia, della professione in Francia come gia le scrissi, farà un segnalato
favore, non già per obligarselo a servirle piu divotamente,
ma si ben piu longamente di qua et qui bacio le mani a
Vostra Signoria preghandola a favorirmi sempre, della sua gratia. Di Parigi, il
XII Gennaro del LXXI.
Di Vostra Signoria Illustre. Obligatissimo Signore. Il Cavaglier Cavriana.