1572-11-21
[fol. 103r]
Illustre Signore
Parlai hieri longissimo spatio, con l'Ambasciatore Inglese, al
quale dimandai, in qual cosa poteva la reina sua Signora
aiutare il gran Duca, quando fussi venuto il bisogno,
et in che la profittava l'amicitia, et confederatione
che seco teneva. Rispose, che di denari in buona som-
ma; ma piu, et piu utilmente, in la riputatione
et in far contrapeso alle forze di Spagna, mezzo tiranno delli altri potentati da Christianità; in oltre, in
mantenerlo sempre in credito con gli Alemanni, i quali
erano collegati con essa lei. et per dir piu liberamente, in tanto le giovava l'amicitia sua, in quanto
che non era amica di Spagna, et non punto nimica
à lui. Per qual causa honora ella, le dissi, questo
signore per il buon credito rispose, che egli ha per ogni
luogo, di savio, et giusto. Ma sopra tutto, per essere egli
huomo accorto, ben avisato d'ogni cosa, et che puo, con
un solo avertimento, che da lui venga, liberare quella
reina col suo regno da insidie et incommodi. Come ne
parla di lui, le dimandai. con meraviglie, rispose, et sono
certo, che se venisse bisogno, si valeva del suo consiglio,
et lo piglieria, come d'amico fedele; sapendo che egli non
puo piu fidarsi di Spagna, ne credere, che giamai sia per
essere tenuto, nel interiore, divoto di quella corona, per le
prattiche tenute gli anni passati, da suoi ministri, con Franc
[fol. 103v]
et huomini della religione. Ma di vero soggiungse egli, è
pur grande, grave, grato, et saggio; et come egli è, tale
dubito che il Prencipe, non risponda mai alle mosse del Pa-
dre; anzi disse; Il cardinale appò la reina mia Signora è,
tenuto piu simile di lui, che non il Principe, et lo stima
di più prudenza, et di più ardita essecutione. (Questa
parte non le legga Vostra Signoria a persona, per non porre gelosia
tra ftti, benchè io so à chi scriva). A che dimandile
conoscete la saggezza soa? In molte cose disse, si è, co-
nosciuta, particolarmente nell'haver superato tante
congiure, contro di lui ordite; nel haver conosciuto il
tempo, et le occasioni, et secondo quelle cresciuto in tan-
to lo stato suo, che contende con i Rè; nel haver saputo
burlarsi delli Spagnuoli gia quarto anni sono, i quali vole-
vano abbassarlo; nel vedere finalmente, chi con doi la
chiaj, solo se ne vada per Firenze, anzi per tutta Thoscana, nella quale v'haveva particolari nimici. et come
principe gratissimo, habbia acquistato l'opinioni di
tutti i suoi vassalli. onde concludo ch'egli è, savissimo
et so certo, che la reina mia Signora l'honora; ama, et stima
et venendole bisogno l'aiuteva sempre mai; Non già che
volesse apertamente, fare delle dimostrationi, che voi mi
richiedete, per non tirarsi adosso, una guerra; ma farà
in modo, che i suoi nimici anderiano con più timore
[fol. 106r]
et opriana con gli Alemanij, che non si possono, più
innanzi. Hor perchè, la reina, mandò hieri Mauvisiere, suo gentilhuomo in Inghilterra, per richiedere
quella Signora di comadre, per la figlia nata al rè,
li chiesi con qual modo, et per qual canone, puo
una heretica, unire in un sacramento simile, ad un
catholico? Sorrise rispondendomi, che il papa l'ad-
mettria, senza dubio, et la dispensaria senza dubioglene
no: che dal nuncio ciò era stato promesso, per operata
d'un altro gran bene, per la christianità, amicando
si questi doi capri; sicome si fece delle nozze, del duca di Navarra, et del principe di Condé. Diman-
daile appresso. Non trattare Manvisiere il matrimonio
della Reina, col duca d'Alansone? Sapperla rispose, no
so con qual volto che posso fare; havendo i francesi, à
si medesimi guasto un bel mondo, messo in dubio la
fede asso gli amici, et violato le confederationi;
con il macello dell'Amiraglio, che quale sa che fuene essa-
gato in lui, et nelle case, non si da historia parlato
più; ma perseverando tuttavia, nella plebè, et altri
non complici della cospiratione, pare che habbino vo-
luto complicare, alli antiqui ricordi del duca d'Alba,
per imprudentemente, esprandir Spagna, abbattare li Fran-
si, et far credere, ad Inglesi, et Alemani, che seguita
[fol. 106v]
conventione sia tra questi doi re, d'estirpare l'here-
sia; come aperta parentella, à tutte le altre natio-
ni dannosa, et sospetta. Però non sò, con quale volto, si
possa di ciò parlare. Et forsi che c'è, alcuno gran-
dissimo, il quale portando invidia alla grandezza, di
Monsignore le due, impedisce che non si tratti, et conclu-
da il matrimonio tra di lui, et la reina, per non
lo vedere salito, a cosi alto segno. Nondimeno, se
di di qua, si farano segni, et dimostrationi vere,
d'amicitia, et di desiderio, di unione con Inghilterra, potria essere, che si raddolcessiro gli animi le
nostri. Ma sono tanto. Volsi dire inconstanti. et
qui si tacque. Qual sorte di dimostrationi ci biso-
gneria, li dissi? che il rè lasci vivere, risposi le genti come innanzi. Perchè con questa maniera ci sarà
traffico et comertio in Francia d'Inglesi, et d'
Alamanni, che è tutt'uno; si leveria il sospetto d'
essere collegato segretamente con Spagna, per ruina
di quelli, et si leveria il dubio della monarchia;
et si bene il rè, non vuol due religioni in Francia,
non saprà mai, estirpare del cuore, di quelli che erano
Ugonotti, et poi ritornati per timore, i primi principij,
onde espettativi sempre mai novità, in questo regno;
le quali, con la moltitudine de tanti mal contenti
[fol. 104r]
et la discordia, che puo leggiermente nascere tra sotta
seranno una peste, et un esterminio al regno. Come
volete voi, dissi io, che persona si fidi, della permissi-
one, che il Rè farà, di vivere in libertà di coscienza, come per lo innanzi; se si è visto quel crudel
essempio dell'Amiraglio; à questo, è vero dissi, et
questo è, il punto che si dimanda della sicurtà,
ma anche a questo, si troverà rimedio. Come se il re
promettesse ad Inghilterra, et prencipi di Germania
la sua fede à questo soggionsi io, lo dislega da Spagna,
et lo rende troppo soggetto, à privati signori; conclusi
infine, che Francesi, non sanno dominare, et che si
hanno guasto il mondo, potendo dar legge a Spagna,
da quella si l'haveranno hora, da ricevere. La reina madre, sollicita la cosa di Polonia per Monsignore le quale
pare impossibile; ma vorrebbe adempire, la profettia
di vedere, tutti i tre suoi figliuoli Rè, come già le
fu detto. S'era cominciato rumore in Parigi, di
rubare le case de ricchi, sotto pretesto d'uccidere gli
Ugonotti conversi, cosa scandalosa, et pericolosa; ma è,
stato sopito dal duca di Nevers; et questo ha fatto usci-
re di Parigi piu di 1300. persone, che si dubitavano
d'un sacco, et d'un altro macello. Dal che, si conosce,
quanto poco utilmente, si pongano l'armi in mano,
[fol. 104v]
di popoli, non si potendo facilmente toglierle. onde sa-
rà bisogno, che in absenza del Rè, da parigi, vi sia
una grossa guardia, che impedisca il tumulto popu-
lare; overo che si stia sempre, con timore di male
nove, et forse che la guardia istessa, potria essere
quella che prima rubasse; onde il consiglio del grà duca è, molto approbato. Non dar ad altri l'aut-
torità, che si vuol per se;-- Ferrara, pare che sia
per casarsi, o con Baviera, o con Lorena, parlo dl
duca; che c'ha pure una sorella, se ne buccina da al-
cune dame, l'una et l'altra, non fa per noi.
Si va mettendo in ordine, un campo, per il primo tempo,
di assediar la Roscella, et gli altri luoghi tenuti da
gli Ugonotti; i quali sono forti in Gascogna, et Langudoca; per lo che, si è, mandato Bilevre, in parte
di svizzeri, per procurare, una levata di 6000 sviz-
zeri, da far il corpo dell'essercito; essendosi inteso, che
gli cantoni Ugonotti, impedivano con ragione, gli ca-
tholici al venire. Per lo che, il rè vi ha mandato co-
stui, già suo ambasciatore là, affine che rammollisca
quei villani; i quali credevano, che il rè volesse es-
tirpare la setta di Calvino; ma egli ha da parlare delle
congiure, et scuoprire la causa della morte dell'AmirāteAmirante
et mostrar loro, che non è, per il fatto, della religione.
[fol. 105r]
Sanserra fra il diavolo. et udirà, le piu crudeli pro-
ve del mondo, che seanno fatte in questa guerra,
vorrei dir ultima civile; ma non posso, perché si nar-
rereranno fatti, et essempij, simili à Numantini, overo
Carthaginesi tanto ha da esser barbara, fiera, et
crudele. Non si intende, motivo, aperto, delli Alemannj
o Inglesi; ma si dubita di qualche segreto aiuto, di
denari per costoro. Basta che haveremo per tutta l'
estate à venire, guerra; et veggo gli animi tanto
esasperati di una parte, et d'altra che con tutto che
siamo per vincere; la vittoria sarà lamentevole, et
temo che rabbiosi come sono i nimici, insidijno alle
persone di capi, con opinione risoluta, di morir loro
insieme. Non si vuol rendere la Rosella, nella quale
sparlano del Rè, frtti, et madre, sinistramente mol-
to. Si è trattato del concilio di Trento, del ambasciatore
Spagnuolo, che venne, ditto Agimonte. ma non si accetta-
ra qui, non vi essendo huomo laico in corte, ne
donna, che non habbia beneficij, oltri che non si sappia
piu vivere, cosi rittiratamente essendosi goduto da
un ciascuno sin hora, la troppo grata, ma dannosa
licenza, introdotta dal tempo. onde il Cardinal orsino,
potrà tornare, con le trombe nel sacco; quanto per questo
tanto piu, che la reina, non approvo mai da principio
[fol. 105v]
la venuta soa qui. Vorrieno gli Spagniuoli, dare à Monsignore la figlia di Filippo, nipote di ditto monsignore,
mandandola quì, sotto custodia della reina madre,
vino al tempo di maritarla. Ma non si è, concluso al-
tro. Savoiasera compadre, delle figliuola dl Rè.
et noi pian piano, andiamo sotto alli Spagniuoli, i
quali mentre seranno occupati contro il Turco, noi
di Toscana staremo bene, abbassandosi l'orgoglio lo-
ro: et de Vinitiani, bella spada d'oriente. Si è,
inteso, che il gran duca, è fatto mal sano, et che ha-
verà una cortissima vita. Non posso scrivere, il dispiace-
re che ne ho sentito. Dio ci conservi quel signore,
il quale quando sarà salito al cielo, i suoi nimici
istessi lo piangeranno. Al suo novel ministro, ho
fatto riverenza, et lo servirò sempre mai; ha buo-
nissima maniera, et è successore d'uno, il quale ha
lasciato gran nome di se, et è stimato molto. An-
zi ognuno lo giudica Cardinale, col vostro merito,
et se non lo fate, vi terranno per poco grati, et im-
memori di molti servitij fatti a voi; et a questa co-
rona. Inghilterra lo vorria videre col capel rosso et
perché, credo che il novel ministro, sarà stato cortese
in scriverle, le nove, che ha da me inteso, havendo-
mi cosi di fare promesso. fo qui fine, baciando le
[fol. 107r]
mani di Vostra Signoria Illustrissima con tutto il cuore, di Parigi
alli XXI. di Novembre dl Lxxii
obligatissimo Servitore
Thomaso
Ho scritto, del ambasciatore Inglese, assai; perchè à quella
natione, pesa più dell'altre, la morte delli Ugo-
notti, da quali pende il disturbo di questo regno,
et perchè, sappia Vostra Signoria in quanto credito, noi siamo
appoquella; non pensando ad altro, che al servitio solo
di Sua Altezza; et le altre nove fanno per empir il foglio
et darmi materia, di discorrere.